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Cambiamenti climatici e risorse idriche: prevenzione o emergenza?

Il dibattito organizzato da SMAT nell’ambito del tema “Uscite d’emergenza” individuato per l’edizione 2017 di Biennale Democrazia

Nella splendida Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze di Torino hanno affrontato il tema dei cambiamenti climatici e dell’eventuale impatto sulle risorse idriche: il meteorologo, divulgatore scientifico e climatologo Luca Mercalli, Mariachiara Zanetti, vicedirettore del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino e Paolo Romano, amministratore delegato di SMAT. I lavori, coordinati dalla giornalista Antonella Frontani, hanno trattato il tema da tre differenti punti di vista: gli scenari climatici, l’attività di ricerca, le azioni messe in campo da un’azienda come SMAT.
Mercalli nel suo intervento ha sottolineato come gli inquinamenti modifichino la qualità dell’acqua, così come il surriscaldamento del pianeta ne aumenta l’evaporazione e la richiesta. “Proprio negli archivi dell’Accademia delle Scienze, dove ci troviamo, sono contenuti 250 anni di rilevazioni meteorologiche. “A Torino, luglio 2015 è stato registrato come il mese più caldo da oltre 2 secoli - ha detto il meteorologo - “A fronte di estati sempre più calde rimangono però costanti le precipitazioni”, ha sottolineato ancora Mercalli, che ha concluso lanciando un allarme: “ se nel 2100 non sarà rispettato l’accordo di Parigi potrebbe registrarsi un innalzamento di 5 gradi delle temperature, l’estate a Torino potrebbe quindi arrivare a registrare 8 gradi in più, le stesse della città Karachi in Pakistan”.
Mariachiara Zanetti ha quindi presentato le analisi e gli studi degli effetti del riscaldamento del pianeta condotti dal Politecnico. L’impatto di 5 gradi in più comporterebbe la migrazione di alcune specie animali, il mutamento nelle coltivazioni, una diversa distribuzione delle precipitazioni.
“Ecco perché è fondamentale che sia rispettato l’accordo di Parigi e ciò che ciascuno di noi, singolarmente, può fare”, ha affermato la professoressa Zanetti.
L’accordo di Parigi è sintetizzato nelle misure 20-20-20 dove il primo 20 indica il taglio del 20% delle emissioni di gas ad effetto serra a livello europeo; il secondo per la quota di energia consumata che deve essere prodotta da fonti rinnovabili; il terzo indica la quota di energia da risparmiare anche per effetto di maggiore efficienza. Tutte e tre le misure devono essere raggiunte entro il 2020.
“La capacità di adattamento rappresenta una delle sfide più importanti – ha concluso Mariachiara Zanetti – è necessario prevedere strategie di adattamento per ridurre le criticità, quali, ad esempio, il riutilizzo delle acque reflue o l’utilizzo di acque meteoriche”.
Quello che sta facendo SMAT. Paolo Romano, amministratore delegato dell’azienda, nel suo intervento ha infatti illustrato l’attività di ricerca condotta dal Centro Ricerche SMAT con Università di Torino, Arpa Piemonte e Società Meteorologica tesa a valutare la vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee e la previsione probabilistica dell’evoluzione di tale vulnerabilità.
“Considerando l’estensione territoriale di 25.400 km2 e gli 850 mm di precipitazioni registrate annualmente, abbiamo in Piemonte una disponibilità di oltre 21 miliardi di m3 d’acqua. A scopo potabile ne vengono utilizzati tra i 500 e i 600 milioni altrettanti ne usa l’industria, 6 miliardi l’agricoltura: sono in tutto circa 7 miliardi a fronte dei 21, acqua che senza bacini di contenimento tendono ad andare via. SMAT si sta attrezzando per ingrandire il bacino di lagunaggio di La Loggia che dagli attuali 2 milioni di m2 arriverà a 7 milioni o per l’utilizzo di dighe invasate come quella di Rochemolles, che fornirà acqua di elevata qualità alla Valle di Susa”. Il dibattito è stato l’occasione per affrontare anche il tema del contenimento delle perdite di rete e soddisfare alcune curiosità del pubblico.
“Il meccanismo delle perdite – ha spiegato Romano - è in parte fisiologico. SMAT gestisce oltre 12.000 km di reti che presentano un giunto ogni 3, 4 metri. Per poter intervenire in via preventiva stiamo mettendo a punto un sistema satellitare in grado di rilevare, tramite raggio radar, la presenza di acqua potabile ad una profondità che può andare dai 3, in ambiente urbano, fino ai 12 metri, su un’area di 50 x 70 km2”.
Il tema dell’emergenza ambientale rappresentata dai cambiamenti climatici ha riempito la sala in una domenica di pioggia e di blocco del traffico cittadino: altri due segnali che Torino è pronta ad affrontare il cambiamento.