LA GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA AL SALONE DEL LIBRO


In occasione della Giornata mondiale dell’acqua il Salone Internazionale del Libro di Torino in collaborazione con SMAT, Hydroaid e con il patrocinio di UNESCO WWAP, ha organizzato un talk con Matteo Caccia, autore e conduttore radiofonico e Mario Tozzi, Primo Ricercatore CNR, geologo e divulgatore scientifico.

L’appuntamento è stato progettato per promuovere e sensibilizzare sull’importanza dell’acqua come elemento vitale: “un bene così importante e così fragile”, come riporta il titolo dell’incontro.

Mezz’ora di dibattito nel quale le domande che Matteo Caccia rivolge a Mario Tozzi aiutano a comprendere se davvero conosciamo questa sostanza indispensabile per la nostra vita e che, davvero troppo spesso, diamo per scontata.
“Una volta– spiega il geologo Mario Tozzi, l’acqua era definita elemento e oggi continuiamo a chiamarla così, anche se sappiamo che è un composto”.

Interessante e sicuramente poco conosciuta la risposta di Tozzi alla domanda che gli rivolge Matteo Caccia: “Da dove arriva l’acqua?”
“Per la maggior parte dal vapore acqueo dei vulcani della terra primordiale, il 20% dallo spazio extraterrestre, dalle comete”.

Un ottimo spunto di riflessione anche la risposta al quesito relativo all’approccio con l’acqua, alla quale Tozzi replica: “La diamo per scontata o la allontaniamo”. Fa l’esempio dei fiumi trasformati in canali modificandone la natura. “Un rapporto -aggiunge - che si è modificato nel tempo: da asservimento, è oggi quasi trasformata in merce”. Nell’affermare che ci accorgiamo del suo valore solo quando manca, ricorda che solo il 2% dell’acqua sulla terra è dolce e che ci sono nel mondo persone che non ne hanno disponibilità.

Per tornare ad apprezzarla Matteo Caccia suggerisce di insegnare nelle scuole ad avere maggiore consapevolezza del valore dell’acqua, della sua precarietà e della sua importanza. “L’acqua è un bene pubblico gratuito, - aggiunge ancora Mario Tozzi - quello che paghiamo è il servizio di potabilizzazione, adduzione e distribuzione, ma costa talmente poco che non ci preoccupiamo di sprecarla. L’acqua nel pianeta è sempre la stessa, siamo noi che ne tratteniamo tanta, per questo servono le buone pratiche: come chiudere il rubinetto quando ci si lavano i denti o ci si fa la barba, lavare meno l’automobile ed evitare consumi privi di senso”. Su quest’ultimo punto Tozzi offre spunti di riflessione su alcuni usi che conducono a consumi di acqua esagerati. “Nel nostro paese – dice - il prato all’inglese deve ingiallire”, il nostro clima non ci consente di riprodurre le distese verdi dei prati inglesi da golf se non utilizzando sistemi di irrigazione.  Così come Tozzi si chiede se sia stata una scelta felice quella di trasformare “granai in orti” sostituendo alle colture tradizionali altre che richiedono enormi quantità di acqua, come, ad esempio, quelle dei kiwi per i quali siamo diventati il secondo produttore al mondo. Tutto l’uso occulto che viene fatto per la produzione industriale andrebbe rivisto favorendo processi che prevedano l’utilizzo di un minor quantitativo di acqua.

L’interessante confronto si conclude con un’immagine evocativa dell’acqua e dell’attrazione che l’uomo ha per essa, un’attrazione che va oltre l’aspetto igienico e del sostentamento, ancora più forte in questo momento di confinamento nel quale, visti il fascino e la forte dipendenza, può trasmettere un grande senso di protezione.

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